Calcio a 5
Se ne vedono di tutti i colori, ma i nostri giocano in C2
Film su film, storie su
storie, raccontano come sul campo da
pallone, da basket e da rugby, oppure da football o di atletica, da tennis o da
golf, le avventure agonistiche delle
squadre o dei singoli atleti in realtà raccontano avventure di una vita o di
una comunità e ci insegnano ben oltre la tecnica del calciare un pallone. Anche noi al Sermig abbiamo un film: non è
ancora andato in onda nelle sale cinematografiche, ma va in onda tutte le
settimane nei nostri cuori e nei cuori di 40 giovani e ragazzini del nostro
quartiere. Stiamo parlando delle nostre
squadre di calcio a cinque, la prima squadra iscritta al campionato FIGC in C2, l’under20 e gli
allievi, iscritte al campionato UISP ed entrambe prime in classifica.
I primi ciak sui campetti di via
Carmagnola, dietro l’Arsenale della Pace, ormai 10 anni fa. Abbiamo iniziato per gioco. Volevamo
essere una presenza nel quartiere, che riempisse di gioco organizzato la
domenica pomeriggio dei campetti e togliesse spazio agli spacciatori. E abbiamo
scoperto piedi talentuosi. Abbiamo provato a iscriverci a qualche torneo e la
macchina da ripresa dei nostri cuori ha visto qualche successo e iniziato a
proiettare un sogno.
Ma qui da noi siamo stati
allevati alla scuola del fare bene il bene e per prima cosa abbiamo osservato
che non eravamo capaci! Il calcio a cinque non è giocare a calcio su un
prato più piccolo: è un altro sport. Per assurdo più simile alle logiche del
basket che a quelle del calcio. Anche se il minimo comun denominatore è lo
stesso: avere piedi buoni! Così siamo andati a scuola, con tanta fatica, nel
tempo libero che non c’era, per imparare. Oggi ci alleniamo tutti due volte
la settimana e ci siamo spostati in una palestra.
Le telecamere raccontano com'è
difficile calciare la palla in modo diverso e piegarsi a schemi veloci che
chiedono di non mollare mai l’attenzione. Quante volte un primo tempo che si
chiude sul cinque a zero per noi, viene rivoltato per 10 minuti di
de-concentrazione se ci sediamo sul risultato.
Il portiere, che nel calcio ogni tanto viene tirato in gioco, da noi non
può fermarsi mai, per parare e per essere con la squadra a indicare da dietro
la migliore delle posizioni a copertura. I giocatori di movimento che in nessun caso
mai possono pensare di farsi spazio da soli, per quanto bravi siano, perché nel
campo di calcio a cinque lo spazio si chiude subito. La panchina che dà fiato e
deve entrare in velocità riprendendo come se nulla si fosse interrotto.
Quante cose questo film ci ha
insegnato. Se non mi alleno, non vinco. Anche le partite all’apparenza facili.
Se gioco pensando ad altro, mi portano via la palla. Se sono timido devo
sforzarmi a superare la mia timidezza, se sono irruento, devo moderarmi. Se
faccio tardi devo avvertire perché c’è qualcuno che conta su di me e mi sta
aspettando. Se ho un’idea diversa dal mister, la dico per sapere il suo punto
di vista. Alle volte devo fare panchina, anche se vorrei tanto giocare. L’urgenza
fondamentale di essere squadra, senza possibilità di deroghe, pena la sconfitta
certa.
E in tutto questo i colori, non
delle nostre maglie, ma della nostra pelle, che come le bandiere che sostengono
la pace sulle nostre maglie, sostengono l’unità e la squadra partendo dalla
ricchezza della nostra diversità. Italiani, Ivoriani, Egiziani, Marocchini,
Nigeriani, Venezuelani, Domenicani, Albanesi e Rumeni,
bandiere in campo di paesi diversi che fanno squadra per vincere e dicono al
mondo: “è possibile”. Un bel film. “Tratto da una storia vera”, come si direbbe
nei titoli di coda.
Elena Canalis
Da Nuovo Progetto, Febbraio 2017
www.facebook.com/asdsermig/
www.sermig.org
Elena Canalis
Da Nuovo Progetto, Febbraio 2017
www.facebook.com/asdsermig/
www.sermig.org
