“Qui non esistono persone diverse, ma ognuno
è contento di essere se stesso”.
“Ognuno completa l’altro,
ciascuno con la propria maniera di vedere le cose e, unendo i punti di vista,
vediamo le cose in un modo più aperto”.
Basterebbero
queste poche parole pronunciate da Samira e da Ibrahim per riassumere i
sentimenti di integrazione e dialogo che animano le attività dell’Arsenale
della Piazza, rivolte a bambini e ragazzi del quartiere di Porta Palazzo.
Tra
le numerose iniziative messe in campo, una partita sicuramente vincente è
quella giocata sui campi di calcio a 5. Italiani, marocchini, brasiliani,
egiziani, ganesi, rumeni, albanesi, venezuelani… tante sono le nazionalità
coinvolte nel progetto.
Dal
2007 molto è stato fatto nell’ottica di fare bene il bene. Ben presto si è
formata una squadra di calcetto che gareggia nel Campionato FIGC (Federazione
Italiana Giuoco Calcio) prima in serie D e oggi in C2, con l’obiettivo
condiviso da ragazzi e animatori di arrivare presto in C1. Una seconda squadra,
composta da ragazzini tra i 15 e i 17 anni, è invece iscritta ai campionati
regionali UISP (Unione Italiana Sport per Tutti). I giovani calciatori giocano
e si allenano in due sedi: presso il campo comunale di Via Carmagnola e presso
la palestra dell’Istituto Beccari e Bodoni. In pochi anni questo progetto è
cresciuto, anche grazie agli accordi intavolati con la Circoscrizione 7 per la
concessione gratuita di due campetti custoditi dal Comune di Torino, oggi
autogestiti dallo stesso Sermig e da altre associazioni di volontariato.
Sempre
nell’ottica dello sport come proposta educativa e come opportunità di
allontanare i giovani dalla strada, l’Arsenale coinvolge attivamente circa una
trentina di studenti delle scuole medie e superiori in laboratori calcistici.
Non
esistono formule magiche per l’integrazione. Per creare un ambiente rilassato
dove dialogo e rispetto siano la base per vivere la quotidianità, nell’Arsenale
della Piazza si attua uno schema molto semplice: tramite il gioco, infatti, i
ragazzi imparano a seguire le regole, a rispettare l’avversario e a dare il
meglio di sé con impegno ed entusiasmo. Le tensioni sociali si sciolgono, i
muri di diffidenza cadono. Una semplice sfera di cuoio di 60 centimetri mette
in comunicazione storie spesso difficili e cariche di umanità. Tante persone
diverse si confrontano in modo pulito, onesto e fanno gioco di squadra, indipendentemente
dal colore della pelle, dalla religione professata, dal paese di provenienza e
dalle condizioni economiche e sociali.
Accanto
ai bambini e ai ragazzi, gli altri grandi protagonisti di questa partita sono i
volontari. Questi, affiancati dal lavoro di un fisioterapista, ogni giorno
condividono le problematiche umane e sportive dei tanti giovani impegnati nel
progetto. E quando il gioco si fa duro… gli otto volontari continuano a giocare
con ancor più serietà, pazienza e determinazione.
Tutti
sono accolti negli spazi della Casa anche da un punto di vista scolastico, con
un aiuto nei compiti e nello studio ed un’azione educativa volta a vivere
l’etica del Sermig.
La
stragrande maggioranza delle persone coinvolte nelle attività sportive,
musicali e didattiche proviene da contesti complessi dove diffidenza,
isolamento e disagio sono realtà quotidiane. Negli spazi dell’Arsenale i
giovani trovano risposte concrete e diventano loro stessi strumento di
diffusione di idee e valori anche al di fuori della Piazza: nelle famiglie,
nelle scuole, tra gli amici e i conoscenti.
Imparare
tramite il gioco non è certo una novità, ma farlo tutti
insieme con rispetto, lealtà e professionalità nonostante le diversità, le
diffidenze e i numerosi problemi, è sicuramente una vittoria.
Elisa d’Adamo
Da Nuovo Progetto Agosto-Settembre 2016
